
Canta, o mia lingua Un sì gran sacramento . Canta, o mia lingua, il mistero del corpo glorioso e del sangue prezioso che il Re delle nazioni, frutto benedetto di un grembo generoso, sparse per il riscatto del mondo. Si è dato a noi, nascendo per noi da una Vergine purissima, visse nel mondo spargendo il seme della sua parola e chiuse in modo mirabile il tempo della sua dimora quaggiù. Nella notte dell'ultima Cena, sedendo a mensa con i suoi fratelli, dopo aver osservato pienamente le prescrizioni della legge, si diede in cibo agli apostoli con le proprie mani.

Il nostro artista Cristoforo Russo sarà presente oggi, dalle ore 17, al Vernissage della mostra "Pigmenti Arte Contemporanea". La mostra si terrà dal 1 al 12 giugno 2021 presso il Museo Mario Antonacci di Albano.
Diversi anni fa mi è capitato di conoscere in modo casuale un artista originario del Costarica Francisco Còrdoba. Ho visitato il suo studio d’arte in via degli Zingari n.39. Le linee curve e spezzate, i vortici di colore, la suggestione delle forme artistiche ci portano a scoprire la bellezza e la solarità della sua terra. Opere polimateriche che ci sensibilizzano alla fratellanza umana. La vivacità e la dinamicità delle opere dell’artista sono in costante dialettica si nutrono della vitalità e della gioia di vivere del Rione Monti. L’arte di Francisco Còrdoba ha una forte carica etica, è un’azione di denuncia nei confronti dei mali che divorano il genere umano. Le opere dell’artista sconfinano costantemente nella pittura, scultura, installazioni, video, teatro, poesia e musica. L’artista dipinge sulla tela una danza cromatica. Una performance pittorica densa di giravolte armoniose. Lo vediamo nei dipinti “Luna nera”(1994) (tecnica mista su tela 50x100) e “Fuoco” (1993) (acrilico su carta 50x80). Un’arte umanitaria nella quale Còrdoba si esprime anche in forme di alta poesia.

La ricerca del nostro passato e delle nostre origini è sempre viva e costante dentro di noi. La memoria ci trascina dentro a dei labirinti di tombe e pitture fascinose a noi ignote. Vi porto a scoprire le origini lontane dei nostri antenati che hanno plasmato i nostri territori. Viaggiamo come dei viandanti nomadi in lungo e in largo sulle terre dell’antica Etruria. Attraversiamo valli, rupi scoscese, acque impetuose. I miei occhi scrutano l’orizzonte alla ricerca di siti archeologici e città sepolte. Davanti ai miei occhi c’è un’antica strada romana, la seguo ma non so dove mi porterà…Ai lati della strada vedo dei grandi blocchi di tufo, tombe a tumulo e altre scavate nella roccia. Sono tombe antichissime risalenti al VII secolo a.C. e al I secolo a.C. Mi ritrovo a Cerveteri e sto attraversando la Necropoli della Banditaccia. La mia memoria segue la voce degli antichi avi che mi portano a navigare su di una rudimentale zattera il fiume Fiora. Si stagliano davanti al mio sguardo le antiche città etrusche di Vulci, Chiusi, Populonia e Volterra. Ripercorrendo un’altra antica strada romana mi ritrovo alle porte del sito archeologico di Veio. Attraverso il tempio del Portonaccio e vado a visitare due tombe affascinanti e misteriose. Guardo estasiato la “Tomba dei Leoni Ruggenti”. Forme e colori arcaici che ci riportano ai primi due decenni del VII secolo a.C. Pitture che sono molto affini a quelle vascolari etrusche e greche del primo periodo orientalizzante. I leoni ruggenti simboleggiano la paura dell’oltretomba. La “Tomba delle Anatre” risalente al 680/670 a.C. rappresenta il passaggio dalla vita alla morte. Mentre cammino lungo le campagne dell’Agro Veientano mi sembra di rivedere le atroci scene della guerra fra etruschi e romani. Le legioni romane dell’imperatore Furio Camillo stavano conquistando Veio mettendola a ferro e fuoco. Un vortice di sangue e violenza stava radendo al suolo tutta la città. Mentre tutto sembrava perduto all’improvviso vidi una luce nella quale brillava un’immagine sublime. Era la Madonna del Sorbo che portava alla pace i due popoli.

Claudio Giovanni Antonio Monteverdi, nato a Cremona il 9 maggio 1576-Venezia il 29 novembre 1643, compositore e fine studioso.
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