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In Italia nei mesi di marzo e aprile i musei e i luoghi d'arte sono stati chiusi a causa del contagio Covid-19.
 
Questi spazi bellissimi dalle forme architettoniche articolate, prima sempre affollati e piena di vita, venivano osservati in relazione alla figura umana che li abitava. Oggi, in tempi di isolamento sociale, si ritrovano soli e freddi, immersi in un contesto astratto in cui il termine di paragone non è più l'uomo, ma la pura forma del vuoto che li abita, congelati in un tempo successivo alla vita brulicante che ospitavano e precedente alla solitudine della materia che comincia ad essere rudere.

L'arte ha un compito preciso senza il quale non sarebbe arte: andare oltre a ciò che i nostri occhi possono vedere rappresentato. Errare nei nostri pensieri, nelle nostre anime, per cercare delle risposte e trovare delle sensazioni magari nascoste. Tutto ciò deriva dalla rappresentazione dell'arte, la tecnica usata e il materiale adoperato.

Il legno è pieno di storia, di ferite, di rughe, di vissuto umano”

Frase scritta dall'artista e che ci introduce al perché in quest'opera Antonio Teruzzi utilizza il legno. Nella cultura occidentale il legno ha un significato rilevante: legno della croce, materiale che unisce due momenti della storia dell'umanità e indica i due misteri di morte e resurrezione. 

Gentile Direttore prof. Maurizio Molinari,

Le scrivo riguardo l'articolo dal titolo “La Sindone, quel fake profondamente umano” stilato dallo stimato storico dell’arte Tommaso Montanari e pubblicato sul Venerdì di Repubblica del 24-4-2020. Ciò che sorprende è il dare per scontato che la Sindone sia un dipinto “Pittura (a ocra?)” così si esprime la didascalia, solo per citare ciò che da subito balza agli occhi.

Il caso esemplare di Mario Vespasiani con la sua iniziativa artistico-sociale

I periodi d'emergenza riescono in maniera netta ad evidenziare pregi e difetti della società come degli individui e l'attuale pandemia che stiamo attraversando, nella sua più totale imprevedibilità, non ha fatto che evidenziare il divario tra coloro che si spendono in prima linea e chi invece sembra muoversi contro il senso evangelico di solidarietà, creando ancor più confusione e rumore. Nei diversi livelli ognuno avrebbe dovuto dare del suo, reagire con i mezzi a disposizione, partendo dal basilare rispetto del regole.

Il nostro pensiero è rivolto alle numerose vittime che il coronavirus ha causato e al conforto di chi non ha potuto dare neanche l’ultimo addio ai propri cari. Tutto questo ci cambierà e per certi versi ci ha già cambiato, forse saremo in grado di dare maggiore importanza ai rapporti umani e chissà, forse anche di aver maggior rispetto per la natura. Comunque sia è ormai chiaro che nel mondo siamo ospiti e non padroni. Da ogni continente giungono messaggi di solidarietà e conforto, non vi è paese che non sia stato colpito dalla pandemia. Poco si parla però, delle difficoltà che sta vivendo il settore dell’arte, della musica e dello spettacolo dal vivo che, essendo attività aggregante, sarà l’ultimo a ripartire, con conseguenze facilmente immaginabili.

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