L’umanesimo è un fenomeno culturale caratterizzato dalla riscoperta e studio della cultura antica classica  greco-romana; si sviluppò nel trecento e quattrocento originato dal desiderio degli studiosi  che volevano fare rivivere, attraverso lo studio dei classici, le virtù del mondo antico, greco e romano. Le condizioni che resero possibile tale fioritura furono le numerose biblioteche, i monasteri e università depositari delle opere , nonché la diffusione dello studio  della lingua latina che rese  più facilmente conoscibile il mondo antico.  In una prima fase lo studio si concentrò sul mondo romano e successivamente su quello greco a partire dalla fine del trecento quando giunsero in Italia dall’impero bizantino studiosi esperti nella lingua greca. Un grande umanista fu il filosofo Marsilio Ficino ( 1433-1499) che fondò l’accademia platonica e diede l’avvio  al neoplatonismo che  esaltava la centralità dell’uomo nell’universo, e dimostrava  l’affinità tra le idee di Platone e il cristianesimo. Gli umanisti sostenevano che l’educazione dovesse avere lo scopo di formare uomini virtuosi e impegnati nella vita civile. Il rinnovamento propugnato dall’umanesimo ebbe conseguenze non solo nella vita politica, civile, ma anche in quella religiosa, così per tale sua incidenza nella vita religiosa si qualifica come umanesimo cristiano, che promuoveva lo studio e la conoscenza più approfondita dei testi sacri e della dottrina teologica. Tale studio era caratterizzato dalla ricerca di una dimensione intima e spirituale della fede, ove si consideri che nel medioevo la religione era spesso soffocata da superstizioni, da prediche che incutevano, senza alcuna valida ragione, il terrore della punizione divina, e così la religione era vista come uno strumento di sopraffazione, non governata dalla ragione. Esso aveva anche lo scopo di conciliare , in una sintesi nuova, l’educazione dell’uomo quale era nel mondo antico con l’insegnamento che emerge  dal vangelo; in tale direzione si mosse San Tommaso D’Aquino, di cui Dante fu discepolo colto, il quale fu riconosciuto come il costruttore di una  aristotelismo umanistico e cristiano al tempo stesso. Questo processo di progressiva nascita dell’umanesimo cristiano che inizia già nel medioevo , ha in Dante il suo precursore. Successivamente il fenomeno assunse una sua precisa fisionomia e divenne fenomeno culturale riconosciuto e molto diffuso. Il suo massimo rappresentante  fu Erasmo di Rotterdam,( 1466-1536) olandese, che si prodigò molto per fare conoscere la bibbia, curando  nuove edizioni facilmente leggibili dal pubblico; egli viaggiò molto per diffondere la conoscenza di una religione libera, pura, aderente allo spirito dei testi sacri.

Gli umanisti cristiani disprezzavano fortemente a) il potere temporale dei papi, b)la corruzione e l’ignoranza del clero, c) la superstizione, d) le inutili dispute dottrinali, e) le prediche che falsificavano la vera spiritualità dei vangeli.

Considerando le idee che costituivano il fondamento vitale dell’umanesimo cristiano, possiamo affermare che Dante fu un precursore indiscusso dell’umanesimo cristiano e tale su ritenuto e consacrato dai papi , a partire da Pio II, Alessandro VII e dai suoi successori fino ad arrivare a papa Francesco; essi hanno elogiato la grandezza del poeta e lo hanno considerato uno di loro, uno che appartiene alla Chiesa: papa Paolo VI disse “ Dante è nostro!”.  

Infatti Dante, nei suoi scritti e soprattutto nella Divina Commedia, condannò il potere temporale del papato, la corruzione del clero, e tutti i predicatori di falsità che deturpavano la verità delle sacre scritture ed ingannavano la sprovveduta gente, ed inoltre promuoveva la conoscenza della Bibbia, dei vangeli, e delle verità divine:

In molti punti della Divina Commedia Dante deplora  la corruzione del clero , qualificando papi, cardinali e chierici,  avari e simoniaci ed omosessuali e condanna i papi avari nel IV cerchio dell’Inferno, i papi simoniaci nella bolgia terza del cerchio ottavo dell’Inferno; nella bolgia dei simoniaci sono collocati Nicolò III, Clemente V, mentre Bonifacio VIII, ancora vivo, quando Dante fa il viaggio nell’Inferno, nel marzo del 1300, viene con un espediente, da romanzo giallo, già destinato a stare in  perpetuo tra i simoniaci e quindi dentro la fossa a testa in giù e con le piante piene di fuoco.

Nel canto XXVII del Paradiso San Pietro in persona pronunzia una feroce invettiva contro papa Bonifacio VIII: mentre vengono pronunciate le parole di fuoco, tutti i beati e il cielo, l’intero Paradiso si colorano di rosso per significare la rabbia contro tale peccato e tale peccatore

Altre invettive contro papi, cardinali, prelati, ordini religiosi, sono pronunciate nel Paradiso. : canto XVIII 115-136,  dal poeta in nome proprio,  XIX 115-148  dall’aquila, XXI 118-138 da San Pier Damiano, XXII 73-96 da San Benedetto, XXVII 121-148 da Beatrice., XXX 133-148 da Beatrice contro papa Clemente V

Inoltre l’umanesimo cristiano consisteva nel fare conoscere la dottrina cristiana  e la bibbia, e stimolare la nascita e diffusione di una autentica cultura cristiana volta a formare l’uomo che deve vivere nella prospettiva di raggiungere, attraverso la purificazione dal peccato, la liberazione da esso e la beatificazione e la visione di Dio;   anche sotto tale aspetto Dante è da considerare un precursore dell’umanesimo cristiano; infatti nel suo poema egli traccia un preciso itinerario della mente verso Dio, ”itinerarium mentis ad Deum”, un viaggio nelle tenebre della dannazione eterna, rappresentata dall’Inferno, perché l’uomo abbia la consapevolezza della gravità del peccato, e delle conseguenti pene in quei moltissimi modi atroci descritti con grande realismo e precisione, che suscitano lacrime e pietà, prosegue attraverso la penitenza purificatrice, nel Purgatorio, e poi di cielo in cielo, da luce in luce più luminosa, da amore ad amore sempre più fiammante, fino a raggiungere Dio. Questa ascesa verso un luogo eccelso, divino, sede della Trinità, che mai nessuno ha visto, rappresentata dalla potenza di una poesia altissima, impareggiabile, unica nella letteratura mondiale, acquista il sapore di un poema epico della grazia, poema epico della teologia, poema epico di una esperienza mistica senza precedenti. Il viaggio del poeta cristiano si conclude con la visione di Dio, la eterna luce, descritta nel canto XXXIII del Paradiso.

Il fondamento dell’umanesimo cristiano di Dante è il suo enciclopedismo teologico, per il quale è considerato anche un teologo; conosceva la Bibbia, i vangeli, le opere dei padri della Chiesa, dei grandi teologi come San Tommaso D'Aquino,  Sant'Agostino, Sant’ Anselmo D'aosta, Dionigi l'Areopagita, Alberto Magno, , Pietro Lombardo, Sigieri di Bramante, Isidoro di Siviglia, e i filosofi Platone, Aristotile, Averroé e tanti altri. Trattò tutti i temi del cristianesimo, la storia della chiesa, i misteri della fede, come l'incarnazione, la redenzione, la resurrezione, la trinità, la creazione, il peccato originale; dedicò interi canti del Paradiso alle tre virtù teologali, fede,  speranza,  carità. Nel Paradiso inoltre leggiamo le lodi di coloro che furono altissimi modelli di santità, come San Francesco, San Bernardo, San Domenico, San Pier Damiani, San Benedetto Da Norcia, San Romualdo. Con San Pietro sviluppa, nella forma di un dialogo serrato, il concetto della fede, fa la professione della fede dichiarando di possederla nella sua pienezza, senza alcuna macchia.

La Divina Commedia è il poema sacro, basato sulla ispirazione divina, cui hanno posto mano e cielo e terra, un poema universale per il suo contenuto, il poema della sapienza, il poema dell’amore, il poema che mira alla liberazione dell’uomo dalla schiavitù del peccato, il poema che canta la gloria di Dio che si manifesta in tutto l’universo e spinge gli uomini a trovare ed amare Dio  facendo un giusto uso dei suoi doni.

 

Di Salvatore Abbruscato 

e Pennica Calogero Antonio

e Vincenzo Chiapparo 

 

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