
Vorrei condividere con voi un pensiero che porto dentro fin dall’infanzia, un interrogativo che, a volte, pesa come un macigno: come può coesistere la fede in Dio con il dolore delle persone buone, di quelle che io chiamo “persone luce”, spesso le prime a subire le ferite di questo mondo?
Ho visto i miei genitori dare tutto per gli altri. Mia madre se n’è andata portando nel cuore la sofferenza e l’abbandono da parte di persone che aveva sempre aiutato. Mio padre ha sostenuto chiunque ne avesse bisogno, per poi essere tradito e lasciato solo proprio da coloro che considerava sangue del suo sangue, trovando infine riparo nell’amore dei suoi figli.
Eppure, mia madre è sempre stata un’anima pura: incapace di invidia e di gelosia, sapeva donare amore attraverso i piccoli gesti della vita quotidiana.
Dopo la sua perdita, ho cercato un modo per farle sentire che il suo insegnamento non era andato perduto. Non ho scelto la strada della chiusura, ma quella dell’arte e del dono.
Ho iniziato portando piccoli pasti a chi vive per strada. Poi ho avuto il privilegio di stringere la mano ai più piccoli dell’Istituto Bartolo Longo di Pompei, cercando di insegnare loro, attraverso l’arte, a riconoscere il bene e il male.
Ho dato vita al Progetto ANIMA, scolpendo violini per dare voce ai bambini che, in ogni angolo del mondo, rimangono le vittime più innocenti e indifese.
Ho cercato di portare un segno di luce anche nella mia comunità, donando al parco giochi di Sant’Antonio Abate l’opera Sant’Antonio nel cuore e con gli occhi dei bambini e celebrando il centenario con un monumento dedicato alla storia e alla tradizione del nostro territorio.
Eppure, a volte, tutto questo sembra non bastare. Ci si scontra con muri molto alti e con l’incomprensione di chi scambia la bontà per debolezza o ingenuità, in un mondo nel quale troppo spesso prevalgono l’apparenza, l’egoismo e la corsa al potere personale.
Ma io non voglio cedere.
Non voglio credere che l’unica strada possibile sia pensare soltanto a se stessi, scavalcando gli altri e rinchiudendo ogni attenzione entro i confini del proprio piccolo nucleo familiare. Credo fermamente che il bene possa mettere radici, ramificarsi, cambiare il corso delle cose e lasciare un segno.
Forse oggi c’è troppa sete di apparire. Io, però, continuo a credere in ciò che faccio e nel viaggio di ANIMA.
Spero che Dio accompagni questo cammino e che le “persone luce”, sparse nel mondo, possano riconoscersi, incontrarsi e tendersi la mano.
Solo così potremo continuare a sostenere insieme il peso e la bellezza di ciò che siamo.
Antonio Longobardi (AELLE)
Artista di Tota Pulchra

