
Cari fratelli e sorelle,
Oggi ci raccogliamo nella preghiera e nella gratitudine nel primo anniversario della nascita al Cielo di Monsignor Dario Rezza, sacerdote fedele, canonico vaticano, educatore appassionato e fondatore della Fondazione Rezza Pro Cultura et Caritate e socio onorario dell’Associazione Tota Pulchra.
Un anno fa, proprio in questo giorno, la Chiesa di Roma annunciava con commozione che Monsignor Rezza era “entrato nella luce della Resurrezione”. E questa espressione così bella racchiude tutta la speranza cristiana: la morte non è la fine, ma il passaggio all’incontro definitivo con il Signore.
Monsignor Rezza ha attraversato quasi un secolo di storia della Chiesa con discrezione, intelligenza e spirito di servizio. Nato nella cara terra di Balsorano, ordinato sacerdote a Roma nel 1955, ha dedicato la sua vita alla formazione dei giovani, guidando per lunghi anni l’Istituto Pontificio Sant’Apollinare, e poi servendo con fedeltà il Capitolo Vaticano come Camerlengo e Archivista.
Ma ciò che forse più colpiva in lui era l’armonia tra cultura e carità. Monsignor Rezza aveva compreso profondamente che la cultura, quando è illuminata dalla fede, diventa servizio all’uomo. Per questo volle dare vita alla Fondazione Rezza Pro Cultura et Caritate: perché la bellezza, lo studio, l’arte e la solidarietà non fossero realtà separate, ma espressioni di un unico amore cristiano.
Quanti poveri aiutati nel silenzio. Quanti giovani incoraggiati. Quante iniziative culturali nate dal desiderio di elevare l’anima umana verso Dio.
Monsignor Rezza apparteneva a quella generazione di sacerdoti che non cercavano visibilità, ma fecondità. Sacerdoti che lavoravano molto, parlavano poco e pregavano tanto.
E oggi, davanti alla sua memoria, siamo chiamati non soltanto a ricordare, ma a raccogliere il testimone. Nel Vangelo, il Signore ci dice: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.” Possiamo dire con serenità che Monsignor Rezza è stato trovato vigilante: fedele all’altare, fedele alla Chiesa, fedele alla cultura cristiana, fedele ai poveri. E forse la sua eredità più bella è proprio questa: insegnarci che la carità senza cultura rischia di essere fragile, ma anche che la cultura senza carità diventa sterile.
Affidiamolo allora alla misericordia del Signore per intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa e Sede della Sapienza, affinché lo accompagni nella pace eterna.
E chiediamo anche a lui di pregare dal Cielo per tutti noi, affinché possiamo continuare con fedeltà il bene seminato nella sua lunga vita sacerdotale.
