Monsignore, quale significato assume la scelta del 21 aprile per questo momento fondativo?

La scelta del 21 aprile non è casuale, ma profondamente simbolica e carica di significato.

In questo giorno celebriamo il Natale di Roma, memoria della nascita di una città che nei secoli si è fatta centro universale di civiltà, di cultura, di fede e di incontro tra i popoli.

Roma non è soltanto custode di un patrimonio artistico e spirituale unico al mondo; essa è anche luogo vivo, generativo, capace di sostenere il lavoro, l’economia e la dignità di innumerevoli famiglie.

Riconoscere questo significa rendere onore alla sua storia e assumere responsabilità verso il suo presente.

In che modo questa iniziativa si inserisce nella missione di Tota Pulchra e nella visione della Chiesa?

L’Associazione Tota Pulchra promuove la bellezza quale via privilegiata di elevazione umana e spirituale.

Tuttavia, la bellezza autentica non si limita all’espressione artistica: essa si manifesta anche nella dignità del lavoro, nella cura delle relazioni e nella capacità di accogliere.

In questo senso, la nascita della Federazione si inserisce non solo nello spirito di Tota Pulchra, ma anche nel solco vivo della Dottrina Sociale della Chiesa.

Come insegna l’Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII (1891), «il lavoro non è una merce, ma espressione della persona» (cfr. n. 16), e proprio per questo deve essere tutelato nella sua dignità e nella sua funzione sociale.

Allo stesso modo, l’Enciclica Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI (2009) ricorda che «lo sviluppo umano integrale suppone la libertà responsabile della persona e dei popoli» (cfr. n. 17), indicando come ogni attività economica debba essere orientata al bene comune.

E ancora, l’Enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco (2020) richiama con forza che «nessuno si salva da solo» (cfr. n. 32), invitando a una economia che sia anche spazio di fraternità.

La Chiesa, lungo i secoli, ha sempre sostenuto ciò che favorisce la dignità della persona: dalle antiche opere di accoglienza per pellegrini e viandanti, fino al sostegno delle piccole attività e delle realtà familiari.

A questo proposito, San Giovanni Crisostomo, nelle Omelie sul Vangelo di Matteo (IV secolo), ammonisce: «Vuoi onorare il Corpo di Cristo? Non disprezzarlo quando è nudo» (Hom. 50,3).

E Sant’Ambrogio, nel trattato De Nabuthe Jezraelita (IV secolo), insegna: «Non è del tuo avere che fai dono al povero; tu gli restituisci ciò che è suo».

Accogliere è un valore evangelico. Sostenere il lavoro è un atto di giustizia. Favorire le piccole e medie realtà significa custodire il tessuto umano della società.

Questa Federazione, nella misura in cui promuove un’economia diffusa e responsabile, si pone in continuità con tale tradizione.

Quale lettura offre del settore extra-alberghiero nel contesto attuale?

È necessario guardare a questo ambito con verità, senso di giustizia e concretezza.

Non si tratta di una realtà marginale o di una categoria isolata, ma di un ecosistema articolato e vitale, che coinvolge una pluralità di soggetti: famiglie, giovani imprenditori, professionisti, piccoli operatori economici.

Dietro ogni attività vi sono persone reali, storie concrete, responsabilità quotidiane. Pensiamo a una famiglia che mette a reddito un piccolo immobile per sostenere i figli. Pensiamo a un giovane che avvia una propria attività con coraggio e competenza. Pensiamo a piccoli operatori che gestiscono pochi immobili con dedizione e professionalità.

Attorno a questo modello si sviluppa una rete ampia di lavori essenziali: servizi di pulizia, lavanderie, manutentori, trasporti, accoglienza, attività commerciali di quartiere, ristorazione, mobilità, servizi turistici.

Questa non è teoria. È economia vissuta. Quando un ospite soggiorna in un quartiere, porta vita: entra nei negozi, frequenta le realtà locali, sostiene una economia diffusa.

È un modello che non concentra ricchezza, ma la distribuisce; che non crea dipendenza, ma responsabilità; che favorisce una classe media attiva e partecipe.

Qual è il giusto equilibrio tra libertà economica e regolamentazione?

L’equilibrio è la parola chiave. Nessuno auspica assenza di regole. Al contrario, chi lavora seriamente chiede norme chiare, giuste e sostenibili. Una città come Roma deve custodire i residenti e la qualità della vita, ma anche sostenere il lavoro e l’iniziativa.

Il rischio nasce quando la regolamentazione diventa sproporzionata o confusa. Pensiamo a una piccola attività familiare: un adempimento eccessivo può diventare un ostacolo insormontabile. Pensiamo invece a grandi strutture organizzate: esse hanno strumenti per adattarsi con maggiore facilità.

La buona norma deve distinguere, accompagnare, correggere gli abusi senza penalizzare chi opera con serietà. Come ricorda l’Enciclica Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI (2009), «il mercato ha bisogno di forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca» (cfr. n. 35). La legge, quando è giusta, genera fiducia. E la fiducia è il fondamento di ogni convivenza civile.

Quale messaggio desidera consegnare al termine di questa giornata?

Il messaggio è di unità e di consapevolezza. Questo settore esiste, genera valore, dà lavoro reale. Ignorarlo o comprimerlo rischia di indebolire il tessuto economico e sociale.

Quando un ambito è frammentato, resta inascoltato. Quando è unito, diventa interlocutore. Nel giorno della nascita di Roma, difendere chi lavora grazie a Roma significa onorare Roma stessa.

Monsignore, desidera rivolgere un ringraziamento particolare?

Sento il dovere di esprimere un sincero ringraziamento a quanti hanno reso possibile questo momento.

Un pensiero particolare al Presidente Ilaria Caravaggi. Un sentito apprezzamento al Dott. Stefano Di Gennaro. E gratitudine ai collaboratori Asia ed Egidio, per il loro prezioso contributo.

A tutta la squadra va il nostro riconoscimento per il lavoro condiviso e il senso di responsabilità dimostrato.

Una parola conclusiva?

Ogni autentica costruzione sociale nasce dall’incontro tra visione e responsabilità. Quando il lavoro diventa dignità, quando l’economia serve la persona, quando l’accoglienza diventa cultura, allora si costruisce il bene comune.

E qui desidero richiamare il nome stesso della nostra Associazione: Tota Pulchra. “Tutta bella” è Maria, nella tradizione della Chiesa. Ma questa bellezza non è soltanto purezza: è pienezza di accoglienza, disponibilità, dono.

Nelle Litanie Lauretane la Vergine è invocata come: “Mater misericordiae”, “Refugium peccatorum”, “Consolatrix afflictorum”, “Auxilium christianorum’.

Titoli che parlano di accoglienza, di rifugio, di sostegno, di prossimità. Maria è casa aperta. Maria è luogo di incontro. Maria è custodia della dignità umana.

In questo senso, anche ogni autentica forma di accoglienza — vissuta con responsabilità, rispetto e spirito umano — riflette, in modo semplice ma reale, questa dimensione.

Nel solco della storia di Roma e della tradizione della Chiesa, questa iniziativa desidera essere segno concreto di una accoglienza che non è soltanto servizio, ma valore umano, sociale e, in profondità, anche spirituale.

 

 

Tota Pulchra: Associazione per la promozione sociale

Sede Legale: via della Paglia 15 - Roma (RM)   —   C.F.: 97939900581

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