Domenica di dolore e di testimonianza in Libano, dove la guerra continua a colpire duramente la popolazione civile, lasciando segni profondi nei volti e nelle vite di uomini, donne e bambini.

Nel sud del Paese, nei pressi di Tiro, il rappresentante della Santa Sede, Paolo Borgia, ha vissuto ore drammatiche insieme agli sfollati accolti nei quartieri cristiani risparmiati dagli ordini di evacuazione. Dopo aver partecipato alla Santa Messa e aver visitato famiglie rifugiate in case, conventi e strutture religiose, il convoglio del nunzio è rimasto bloccato a causa del bombardamento del ponte di Qasmiyeh, infrastruttura vitale che collega Beirut al sud del Libano.

Il fragore delle esplosioni e il continuo sorvolo dei jet hanno trasformato una giornata di visita pastorale in un’esperienza diretta della guerra. Il ponte, attraversato poche ore prima, è stato distrutto, interrompendo ogni via di ritorno. In quelle ore sospese, tra paura e attesa, il nunzio è rimasto accanto alle famiglie sfollate, condividendo con loro non solo parole, ma presenza, ascolto e consolazione. «Questa è la guerra», ha affermato con lucidità. «E a subirne le maggiori conseguenze sono coloro che non l’hanno voluta».

Un segno di unità che supera le divisioni

Particolarmente significativa è stata la testimonianza di comunione vissuta nella città di Tiro: i cristiani di diversi riti e confessioni si sono riuniti in un’unica celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo greco-cattolico Georges Iskander, alla presenza anche del pastore maronita Charbel Yusef Abdallah.

Un segno concreto di unità nella prova, ma anche un gesto di apertura: nei quartieri cristiani sono stati accolti numerosi musulmani sfollati, in gran parte sciiti, provenienti dai villaggi colpiti. Le famiglie hanno condiviso ciò che avevano, trasformando la sofferenza in solidarietà.

Il nunzio ha inoltre voluto incontrare anche le comunità islamiche locali, visitando le principali moschee della città e dialogando con i leader religiosi, accompagnato dallo sheikh Rabih Qabaisi. Un gesto forte, che conferma come, anche nel cuore del conflitto, il dialogo resti possibile e necessario.

Una presenza concreta di Tota Pulchra sul territorio

In questo contesto drammatico, l’Associazione Tota Pulchra segue con attenzione e partecipazione gli sviluppi della situazione anche attraverso la propria Delegazione in Libano, guidata dal suo rappresentante Fadi F. Khoury, con sede a Beirut.

Dalla capitale libanese giunge una testimonianza che esprime con semplicità la realtà quotidiana vissuta dalla popolazione: «La gente vive sospesa tra paura e speranza. Le famiglie si aiutano tra loro, le comunità si aprono, ma il peso della guerra è sempre presente. Non chiediamo altro che poter vivere in pace, con dignità».

La Delegazione, radicata nel tessuto sociale e culturale del Paese, continua a rappresentare un segno concreto di vicinanza, promuovendo il dialogo tra le comunità e sostenendo, per quanto possibile, le realtà più fragili.

Una “normalità” difesa contro la guerra

Bloccati per ore nella scuola maronita di Cadmus, sfollati e visitatori hanno cercato di vivere, almeno per un momento, una fragile normalità. Il nunzio ha condiviso conversazioni, ascoltato storie, offerto parole di speranza. «Almeno per qualche ora abbiamo vissuto una giornata normale di festa», ha detto. Una normalità semplice, ma preziosa, che la guerra tenta continuamente di distruggere.

Solo grazie all’intervento delle forze dell’UNIFIL, tra cui i militari italiani della Brigata Sassari, è stato possibile individuare una via alternativa e riprendere il cammino.

Un appello che non può restare inascoltato

La situazione sul fronte libanese appare in rapido deterioramento. Le operazioni militari si intensificano, colpendo infrastrutture essenziali e aggravando la crisi umanitaria. Le parole del presidente libanese Michel Aoun richiamano con forza la responsabilità della comunità internazionale di fronte a quella che viene percepita come una punizione collettiva inflitta ai civili.

Di fronte a tutto questo, risuona con ancora maggiore urgenza l’appello del nunzio: «Pace, pace, pace».

La voce di Tota Pulchra

L’Associazione Tota Pulchra si unisce con convinzione a questo grido accorato, rinnovando il proprio impegno per una cultura della pace fondata sulla dignità della persona, sul dialogo e sulla solidarietà.

Attraverso il proprio Osservatorio di Pace, l’Associazione sta preparando un secondo convegno internazionale prima dell’estate, dedicato alle conseguenze di un mondo sempre più lontano da Dio e alle vie concrete per ricostruire una pace autentica e duratura, nel solco del primo incontro dedicato alla diplomazia della Santa Sede.

Conclusione

Il Libano oggi è una ferita aperta nel cuore del Medio Oriente.

Ma è anche un luogo in cui, nonostante tutto, continua a germogliare il seme della pace.

Tota Pulchra invita la comunità internazionale, le istituzioni e ogni uomo di buona volontà a non restare indifferenti.

In questa Domenica delle Palme, mentre la Chiesa contempla Cristo che entra a Gerusalemme mite e disarmato, risuonano con particolare forza le parole di Papa Leone XIV, che all’Angelus ha richiamato il mondo alla responsabilità della pace, ricordando che la violenza non costruisce il futuro e che solo la via della riconciliazione può salvare i popoli (Angelus, Domenica delle Palme, 2026).

E come lo stesso Santo Padre ha anche insegnato: «La pace non è una tregua fragile tra i conflitti, ma un cammino esigente che nasce nel cuore dell’uomo e si costruisce ogni giorno con giustizia, verità e carità» (Udienza generale, 28 maggio 2025).

Con animo fiducioso eleviamo una preghiera: il Signore, Principe della Pace, converta i cuori, sostenga i sofferenti e doni al Libano e a tutto il Medio Oriente il dono prezioso della riconciliazione. Perché, alla fine, la pace non è solo un desiderio: è una responsabilità.

 

Tota Pulchra: Associazione per la promozione sociale

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