Esistono parole che non nascono per spiegare una ferita, ma per restarle accanto. La poesia O terra di Pierluigi Sabatini, dedicata ad Amatrice, appartiene a questa categoria rara di testi che non cercano la cronaca dell’evento tragico, ma ne custodiscono la memoria profonda, trasformandola in responsabilità condivisa.
La poesia prende la forma di un’invocazione diretta: la terra viene chiamata, interpellata, quasi pregata. Amatrice non è soltanto un luogo geografico colpito dal sisma, ma diventa simbolo universale della terra ferita, corpo vivo che porta su di sé il peso della storia, del dolore umano, della fragilità dell’abitare. Il poeta sceglie di non descrivere il terremoto con immagini violente o spettacolari, ma di evocarlo attraverso il silenzio che segue, la sospensione del tempo, la polvere che si posa come un velo di lutto.
In O terra la distruzione non è mai fine a se stessa. Il dolore, attraversato senza retorica, diventa interrogativo etico. La terra ferita parla all’uomo e chiede di essere riconosciuta non come oggetto da ricostruire in fretta, ma come realtà da ascoltare e da rispettare. Amatrice si trasforma così in luogo di memoria attiva, in cui il ricordo dei morti e delle case distrutte si fa seme di una coscienza nuova, capace di orientare il futuro.
Il tono della poesia assume progressivamente i tratti di una preghiera laica, sobria e intensa, in cui la speranza non viene proclamata, ma suggerita. La ricostruzione evocata non è soltanto materiale: è morale, civile, spirituale. È la ricostruzione di un rapporto più autentico tra l’uomo e la terra, tra la comunità e la propria storia.
Questa visione riflette pienamente la cifra poetica di Pierluigi Sabatini, autore di forte spessore intellettuale e umano, capace di coniugare la dimensione lirica con un profondo senso di responsabilità culturale. Vincitore del Premio Pushkin 2024, Sabatini si inserisce nel solco di una tradizione poetica europea che riconosce alla parola il compito di custodire la memoria, interrogare il presente e aprire orizzonti di senso.
La sua attività come Direttore del Circolo poetico dell’Associazione Tota Pulchra conferma una concezione della poesia come spazio di dialogo, di bellezza condivisa e di impegno per il bene comune. In questa stessa prospettiva si colloca l’accordo culturale da lui sottoscritto tra Geocrazia e le stessa Associazione Tota Pulchra che ha istituito qualche anno fa L’Osservatorio di Pace, segno concreto di una poesia che non si chiude nel gesto estetico, ma si apre alla costruzione di ponti tra saperi, popoli e coscienze.
O terra è, in questo senso, una poesia necessaria. Non consola in modo facile, non promette risposte immediate, ma accompagna con misura e verità. Fa di Amatrice un luogo che continua a parlare al mondo, ricordandoci che ogni rinascita autentica comincia dall’ascolto, dalla cura e dalla responsabilità condivisa.
