Mercoledì 20 luglio, alle ore 21.00, nella Sala del Refettorio dell’Abbazia di Pomposa, il musicista GIOVANNI CIUCCI eseguirà una partitura unitamente al flusso sonoro che proviene dall’ambiente sonorizzato, parte del contesto espositivo dedicato all’artista Marisa Zattini e alla sua opera installativa Alberi - La foresta che è in noi. Si tratta di alte presenze arboree – 22 tronchi che vanno dai 3 ai 5 metri di altezza, dall’apparente corteccia combusta – ognuna delle quali identificata mediante la presenza di una lettera ebraica dorata. 

La riconoscibilità dell’alfabeto ebraico richiama la tradizione ermeneutica, in particolare quella biblica. Il linguaggio sonoro sollecita una rilettura, una personale interpretazione delle percezioni visive che coniugano arte contemporanea e arte antica. Un’esperienza sinestetica, emotiva e interpretativa, inserita nel contesto di un’esposizione di arte contemporanea in uno spazio architettonico antico, dove spicca il ciclo di affreschi tre­cen­teschi dell’antica Sala del Refettorio che si affaccia sul chiostro dell’Abbazia di Pomposa.

L’ideazione di GIOVANNI CIUCCI (Ravenna 1965) allude a tematiche che spaziano in un vasto orizzonte culturale, poiché essa recupera il concetto precipuo della tradizione ermeneutica ebraica riconducibile al Pardes, traducibile con “giardino”, “frutteto”, o per estensione con “paradiso”. Come noto, le modalità ermeneutiche di epoca antica, tuttora in uso, prediligono un quadruplice sistema esegetico: Pshat (o Peshat), Remez, Drash (o Derash) e Sod, ovvero i quattro livelli di significato stabiliti. Questi termini intendono riferirsi rispettivamente all’interpretazione letterale, allegorica, omiletico-comparativa e mistica del testo sacro. Pertanto, il singolo termine PaRDeS è l’acronimo composto dalle consonanti iniziali dei quattro vocaboli utilizzati per indicare tali tecniche esegetiche tramandate da secoli. In particolare, il performer intende soffermarsi sulla pluralità dei significati racchiusi nel testo sacro – così come stigmatizzato nell’installazione Alberi – dunque le possibilità interpretative, la molteplicità dei percorsi semantici che conducono all’arricchimento dell’analisi del testo nell’ambito della pratica interrogativa-interpretativa della Scrittura biblica, nondimeno dell’eredità culturale in senso lato.  

La performance denota come la ricerca artistica di GIOVANNI CIUCCI si muova tra linguaggi e tecnologie diversificate, adottando strumenti tradizionali come chitarra e ambientazione sonorizzata, in grado di dialogare con l’eredità culturale giunta fino a noi. Un artista sonoro – ma anche teorico che da anni segue il lavoro dell’artista Marisa Zattini scrivendone criticamente e accompagnando le sue installazioni con differenti sonorità – che continua a promuovere il dialogo tra arti visive, linguaggio e suono, facendo in tal modo interagire la presenza corporea, il segno e l’intangibilità del flusso sonoro.

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