In una società sempre più trasformata dai mezzi di comunicazione nelle forme di interazione sociale e contraddistinta da individualismo e isolamento in orizzonti egoistici, un ruolo sempre più importante è svolto dall’associazionismo e dal volontariato. In Italia oltre nove milioni di cittadini sono attivamente impegnati in questa rete. Tutte le associazioni sono caratterizzate da alcuni importanti punti in comune: l’assenza di scopo di scopo di lucro, la capacità di ottenere un significativo apporto di risorse umane a titolo gratuito e volontario, l’essere organizzazioni private nate dall’iniziativa spontanea ed autonoma dei cittadini, ma con finalità sociali di grande rilievo, l’essere strumenti attivi per la partecipazione dei cittadini alla vita economica e sociale delle proprie comunità. L’essere motore della partecipazione, il veicolo delle solidarietà e delle responsabilità comuni. Immaginiamo di eliminare improvvisamente da una comunità tutto quel fitto reticolo di associazioni artistiche, letterarie, scientifiche, culturali, musicali, teatrali, sportive, storiche, di mutuo soccorso, religiose, di assistenza e gruppi di volontariato. In pratica la parte più viva e più attiva della società: ne risulterebbe una comunità vuota, difficile da governare, probabilmente difficile anche da vivere.

Il volontariato vero, nella sua dimensione più popolare, nasce negli anni Ottanta. In realtà nelle comunità territoriali c’era sempre stato: erano quelle persone che offrivano gratuitamente il loro tempo per fare cose che non avevano alcun valore retribuito. Dalle attività nelle parrocchie a quelle negli enti di beneficenza sociale o sanitaria, molti cittadini si sono sempre impegnati. Ma negli anni Ottanta il numero di persone che partecipa ad attività sociali con spirito di gratuità – e con organizzazioni nuove più o meno formali – aumenta di molto, tanto da richiedere una forma di regolazione (che arriverà nel 1991).

 Papa Francesco molto sensibile ai problemi dell'immigrazione ha dichiarato "L'emigrazione italiana nel Continente europeo ci deve rendere sempre più consapevoli che l'Europa è una casa comune - ha sottolineato -. Anche la Chiesa in Europa non può non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città, dei Paesi. E allo stesso tempo stanno alimentando 'il sogno di un'Europa unita capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversità che la abita".

"È un bel mosaico che non va sfregiato o corrotto con i pregiudizi o con quell'odio velato di perbenismo - ha avvertito il Pontefice-. L'Europa è chiamata a rivitalizzare nell'oggi la sua vocazione alla solidarietà nella sussidiarietà".

Il Papa ha posto l'accento anche sulla "testimonianza di fede delle comunità di emigrati italiani in Paesi europei". "Grazie alla loro radicata religiosità popolare hanno comunicato la gioia del Vangelo, hanno reso visibile la bellezza di essere comunità aperte e accoglienti, hanno condiviso i percorsi delle comunità cristiane locali - ha osservato -. Uno stile di comunione e di missione ha caratterizzato la loro storia, e spero che potrà disegnare anche il loro futuro". Per il Pontefice, "si tratta di un bellissimo filo che ci lega alla memoria delle nostre famiglie".

"Come non pensare ai nostri nonni emigrati e alla loro capacità di essere generativi anche sul piano della vita cristiana? - ha proseguito - È un'eredità da custodire e curare". E questo. ha sottolineato Francesco, "dipende molto dal dialogo tra le generazioni: specialmente tra i nonni e i nipoti". Infatti, "i giovani italiani che oggi si muovono in Europa sono molto diversi, sul piano della fede, dai loro nonni, eppure in genere sono molto legati ad essi. Ed è decisivo che rimangano attaccati alle radici".

"Gli immigrati, se li si aiuta a integrarsi, sono una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una società a crescere", ha rilevato ancora Bergoglio "alla luce dell'esperienza latinoamericana". Ma qui, un preciso monito 'a braccio': "ricevere, accompagnare, promuovere e integrare. Ecco i quattro passi. Se non arriviamo all'integrazione possono dare dei problemi, e gravi. A me sempre viene in mente la tragedia di Zaventem: coloro che hanno fatto questo erano belgi, ma figli di migranti non integrati, ghettizzati. Accogliere, accompagnare, promuovere e integrare". Il riferimento è a quanto accadde nel 2016 in in Belgio all’aeroporto di Zaventem, dove morirono 32 persone in seguito ad attacchi terroristici rivendicati dal sedicente stato islamico.

"Lo stesso si può dire anche per l'Europa - ha continuato -. Gli emigranti sono una benedizione anche per e nelle nostre Chiese in Europa. Se integrati, possono aiutare a far respirare l'aria di una diversità che rigenera l'unità; possono alimentare il volto della cattolicità; possono testimoniare l'apostolicità della Chiesa; possono generare storie di santità".

S.e. Cardinal Montenegro ha accolto il Papa a Lampedusa l’otto Luglio del 2013, evento molto toccante che ha smosso le coscienze infatti, Papa Francesco ha lanciato un messaggio sociale molto invasivo “ VINCERE L’INDIFERENZA NEI CONFRONTI DEI PIU’ DEBOLI” nella nuova globalizzazione in atto.

Il legame che si intravede tra il Cardinal Montenegro e il Pontefice non è passato indifferente ai fedeli dove hanno sin da subito dimostrato con fatti concreti una reazione a favore degli immigrati approdati nel Territorio Italiano, tale testimonianza ci giunge alla nostra redazione dai delegati Avv. Calogero Antonio Pennica e il Security Manager UNI 10459 Chiapparo Vincenzo, professionisti impegnati in capo nazionale ed estero, dove hanno sempre dimostrato determinazione e volontà di penetrare nel tessuto più debole della società in aiuto dei più bisognosi, tale operato l’hanno erogato presso la Coop. “RAGGIO DI SOLE” organizzazione di prima accoglienza immigrati richiedente asilo in località Camastra Provincia di Agrigento, le tematiche e le disamine sono state articolate in varie sezioni di studio e istruzione a favore della comunità ospitante con lo scopo di dare ad essi la prima conoscenza giudica e legislativa del nostro Paese.

L’operato di Pennica e Chiapparo è stato apprezzato sia dagli immigrati che hanno stretto un bellissimo rapporto di amicizia e col personale amministrativo della struttura.

Mons. Jean Marie Gervais “Prefetto Coadiutore del Capitolo Vaticano” nonché Presidente dell’associazione Tota Pulchra si è complimentato con i sui due delegati

“Dio nella Bibbia visita Abramo e lo spinge a farsi straniero e pellegrino, visita Israele in Egitto, quando questi è straniero e grida il suo dolore. Dio si fa straniero vestendo l’umano nella carne di Gesù di Nazaret.

Israele (cf Lv 25,23) e la Chiesa (cf 1Pt) riconoscono se stessi come stranieri e immigrati, ospitati in una terra non propria ma di Dio”.

 

di Calogero Antonio Pennica

e Chiapparo Vincenzo

 

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