La Chiesa è impegnata a creare partnership per migliorare la nostra sostenibilità ambientale, pensiamo all’incontro tra il Pontefice e il Presidente di Slow food o le campagne Save The Children su tv2000 e padre pio tv.

La sostenibilità dunque dovrebbe essere un fenomeno che ci accomuna tutti e ci aiuta a superare le divisioni nelle nostre comunità e gli interessi particolari.

Per comprendere come attuare lo sviluppo sostenibile pensiamo alla risoluzione del cubo di Rubik, basta sbagliare una singola mossa che non si otterrà mai il risultato desiderato. Cosa voglio dire? Lo sviluppo sostenibile richiede un approccio integrato a tutti gli obiettivi non visti singolarmente ma sistematicamente nel loro insieme, solo così potremo riuscire a intuire il valore della sostenibilità e a perseguire politiche idonee ed attuative per creare città intelligenti.

La Laudato sì ci ricorda che non è possibile sfruttare le risorse umane e naturali e aspettarsi che la natura non si ribelli al loro sfruttamento.

La custodia della nostra casa comune è il principio che ci unisce tutti e che interconnette tutti gli obiettivi dell’Onu.

Al fine di raggiungere lo sviluppo sostenibile, dobbiamo estirpare le mafie e la criminalità organizzata che lucra sulle spalle dei deboli e degli indifesi.

Gli esempi da seguire non ci mancano, dobbiamo fare rete e superare le nostre false concezioni che impediscono lo sviluppo e la promozione di una società pacifica e per la persona.

Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili;

Sul sito delle Nazioni Unite leggiamo: “le città sono centri per nuove idee, per il commercio, la cultura, la scienza, la produttività, lo sviluppo sociale e molto altro. Nel migliore dei casi le città hanno permesso alle persone di migliorare la loro condizione sociale ed economica.

Tuttavia, persistono molte sfide per mantenere i centri urbani come luoghi di lavoro e prosperità, e che allo stesso tempo non danneggino il territorio e le risorse. Le sfide poste dall’ambiente urbano includono il traffico, la mancanza di fondi per fornire i servizi di base, la scarsità di alloggi adeguati, il degrado delle infrastrutture”. Dalla definizione ufficiale si evincono dei collegamenti immediati con gli obiettivi 9 industria, innovazione e infrastrutture e 8 lavoro dignitoso e crescita economica.

Le sfide delle città però interessano tutti e 17 gli obiettivi ed in particolare i primi due fame zero e povertà zero hanno maggiore priorità. Se le città si impegnassero al perseguimento di tutti gli obiettivi inevitabilmente migliorerebbero il benessere di tutti i cittadini e la cura del territorio. Il limite degli obiettivi è da noi culturale, le persone devono convincersi della loro fondamentale importanza. Il futuro che vogliamo include città che offrano opportunità per tutti, con accesso ai servizi di base, all’energia, all’alloggio, ai trasporti e molto altro, si legge sempre sul sito delle Nazioni Unite.

Città aperte e avanzate che consentono a tutte le persone di vivere pacificamente e dignitosamente. I politici non possono essere politicanti ma statisti affinché questo cambiamento avvenga perché devono per forza mettere al centro i cittadini e lo sviluppo integrale della persona.

Nel sito delle Nazioni Unite emerge in sintesi che ci sarà una espansione urbana in tutti i Paesi e che c’è un aumento della povertà mondiale che va contrastato. Poi che le città sono responsabili del consumo energetico e delle emissioni di carbonio. Sicuramente chi governa una città può mettere in atto delle limitazioni all’inquinamento atmosferico e al consumo di energia. Tra i traguardi c’è la riqualificazione territoriale per rivalorizzare i quartieri più poveri e la possibilità di garantire a tutti dei trasporti sicuri, attenzionando le persone più vulnerabili.

Aumentare la partecipazione attiva dei cittadini ai processi e quindi la loro inclusione come cittadinanza attiva.

Salvaguardare il patrimonio culturale e naturale e riconoscere anche quelle ricchezze naturali che presenta il nostro territorio e che sono in parte nascoste.

Ridurre i decessi, gli impatti ambientali negativi, le perdite economiche e accrescere gli spazi verdi e con l’introduzione di un bilancio di partecipazione che possa valorizzare tutte le attività non finanziarie volte e condividere valore.

 

Paolo Marraffa

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