Storia, racconti, opere e miracoli di un santo e patrono molto amato

È difficile trovare chiese in Europa senza una sua immagine, adornata da lumi e fiori insieme al Bambin Gesù.

Il grande Taumaturgo è conteso da Lisbona, dove nacque, e da Padova dove visse e morì.

I padovani lo chiamano «Sant’Antonio mio bello»: è dottore e taumaturgo ma per loro è come se fosse un fratello maggiore, un amico che interviene sia nei casi gravissimi che in quelli quotidiani.

Per fare un esempio basta recitare la «Si quaeris miracula» e si ritrovano le cose perdute.

È singolare accomunare in un’unica radice le gravi disgrazie umane come possono essere le malattie, i demoni che ci tormentano e la banalità della distrazione, ma se si chiede si ottiene, «petunt et accipiunt», a questo punto è, però, necessario affermare: «dicant Paduani», lo dicano i Padovani.

Questa preghiera di lode, in onore di Sant'Antonio, fu composta da fra Giuliano da Spira.

Il responsorio fa parte dell'Officium rhythmicum s. Antonii, che risale al 1233, due anni dopo la morte del Santo.
E' cantato nella Basilica di Sant'Antonio a Padova e, ogni martedì, in molte chiese nel mondo intero.

 

Si quaeris miracula,                                                       Se chiedi i miracoli,

mors, error, calamitas,                                                   morte, errore, disgrazia,    

daemon, lepra fugiunt;                                                   demoni lebbra fuggono;                                              

aegri surgunt sani.                                                          i malati si alzano guariti.

 

Cedunt mare, vincula;                                                     Il mare, i ceppi si aprono;

membra resque perditas                                                  sanità di membra e cose perdute

petunt et accipiunt                                                           chiedono ed ottengono

iuvenes et cani.                                                                giovani e vecchi.

 

Pereunt pericula,                                                             Sono annientati i pericoli,

cessat et necessitas:                                                         cessa ogni stato di necessità:

narrent hi qui sentiunt,                                                     lo narrino quelli che lo provano,

dicant Paduani.                                                                lo dicano i Padovani.

 

Per quanto riguarda la vita Antonio nacque nel 1195 a Lisbona e fu chiamato Fernando, entrò giovane nell’Ordine dei canonici agostiniani, divenne profondo conoscitore della Scrittura, fu ordinato sacerdote e si stabilì a Coimbra nel monastero di Santa Croce.

Qui vi era anche un gruppo di francescani, che si radunava nella chiesa di Sant’Antonio Abate, e la loro vita affascinava Fernando.

In quel momento San Francesco aveva inviato i suoi frati a predicare in Marocco, cinque furono decapitati e i loro corpi portati a Coimbra.

Colpito da quel martirio, Fernando chiese ed ottenne di poter essere francescano, cambiò nome e prese quello del santo abate a cui era dedicata la piccola chiesa dove i francescani si riunivano, cioè Antonio.

Divenne missionario, partì per il Marocco, ivi si ammalò, vi rimase per un intero inverno e poi diverse peripezie lo portarono in Italia.

Inviato in un eremo in Romagna, dovette sostituire un predicatore e si rivelò colto ed eloquente, tanto che ottenne l’incarico di predicare ed insegnare teologia.

Il suo insegnamento a Bologna, tra il 1223 e il 1225, segnò l’inizio della Scuola teologica francescana.

La sua nuova residenza era a Padova e qui scrisse i Sermoni domenicali e i Sermoni per le feste dei santi.

Dopo circa tre anni di viaggi, ammalato, si ritirò nel convento di Santa Maria Mater Domini e continuò a predicare e a confessare, sfinito dopo la Quaresima del 1231 si ritirò a Campo sanpiero, vicino a Padova,

In una delle sue notti più travagliate ebbe la visione di Gesù Bambino, che è entrata nella sua iconografia, questa visione fu testimoniata dall’amico Tiso, presente quella notte.

Il 13 giugno si sentì venir meno e chiese di ritornare a Santa Maria Mater Domini, vicino a Padova si aggravò e morì nel convento dell’Arcella.

Il 30 maggio del 1232 papa Gregorio IX lo proclamò santo.

La costruzione della basilica per accogliere le spoglie di Antonio, iniziò subito, si ricordano due traslazioni del corpo , la prima nel 1263 dalla chiesa di Santa Maria alla Basilica sotto la cupola centrale e nel 1310 da lì alla cappella apposita, gotica che, distrutta perché fatiscente, fu ricostruita nel 1500.

Fu nominato Dottore della Chiesa da papa Pio XII il 16 gennaio del 1946.

Sant’Antonio è patrono di orfani, prigionieri, naufraghi, donne sterili, ceramisti e vasai, la tradizione lo vuole patrono di Lisbona e Padova, il patronato sul Portogallo è stato affermato da Pio XI il 13 giugno 1934 e il 25 marzo 1936.

È invocato, come già riportato, per ritrovare oggetti smarriti o rubati.

Le immagini più antiche lo mostrano col solo libro, per indicarne la sapienza, comunissima è, invece, l’immagine di Gesù Bambino con Sant’Antonio.

A volte il santo gli è inginocchiato davanti, a volte  il Bambino sta in piedi o seduto sul Vangelo che il santo porta in mano insieme al giglio, simbolo di purezza.

Famosi e rappresentati in arte i suoi miracoli; fece sì che un neonato proclamasse l’innocenza della madre accusata di adulterio; indicò che il cuore di un avaro non era nel suo petto ma nel suo forziere; riattaccò un piede ad un giovane e resuscitò molti bambini.

A Rimini fu sfidato da un eretico: avrebbero posto una mula, digiuna da tre giorni, tra la biada e l’Ostia consacrata, Antonio, dopo aver celebrato la messa, andò con l’ostensorio sulla piazza dov’era la mula: senza curarsi del cibo la bestia s’inginocchiò davanti al santo.

Sempre a Rimini, poiché gli uomini non davano ascolto alle sue parole, si rivolse ai pesci che si affollarono davanti a lui, questo episodio viene ricordato come “la predica ai pesci”.

Ogni anno il 13 giugno a Padova vi è la tradizionale processione, quest’anno è stata annullata, causa il coronavirus, ma il busto dorato del Santo, con le reliquie, ha inviato, comunque, la sua benedizione dal cielo, portato da un elicottero dell’Esercito, sul quale ha sorvolato i luoghi simbolo della lotta contro il virus.

Una giornata speciale con tanti fedeli, nonostante i posti contingentati, davanti alla Basilica per le otto messe della giornata.

Nel pomeriggio Sant’Antonio è stato portato davanti all’ingresso del Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino dove i frati hanno invocato sua la protezione per tutto il personale sanitario ed hanno ringraziato gli stessi per l’impegno profuso durante l’emergenza Covid.

 

 

Ilaria Carretta

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