Due nazioni lontane tra loro, non solo geograficamente, ma anche molto diverse per organizzazione politica e cultura sociale, come Italia e Cina popolare, in che modo posson collaborare in iniziative – sul piano delle rispettive società civili – capaci di avviare un vero scambio culturale e un dialogo sincero tra popoli, fuor della retorica buonista ma anche da quella catastrofistica degli scontri di civiltà? E’ quel che da anni sta facendo, da Napoli, l’associazione culturale “Ciao Cina”, fondata 9 anni fa da 9 studenti e imprenditori cinesi. Che lavora per promuovere gli scambi culturali Cina-Italia, migliorare la conoscenza reciproca dei due popoli e favorire il miglioramento artistico dei suoi soci. I fondi dell’associazione, che - precisa il suo sito ufficiale - non ha fini di lucro, provengono principalmente da quote associative, contributi di enti pubblici e privati, fondi personali o collettivi.

Tra “l’Aquila e il Dragone” (così era intitolata la grande mostra organizzata nel 2010-2011, al Museo Nazionale di Palazzo Venezia, dall’allora Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma),  rapporti commerciali e culturali, in realtà, iniziarono già nell’antichità: ne parla esattamente Plinio il Vecchio, e al tempo dell’imperatore Marco Aurelio (121-180 dopo Cristo) si svilupparono con un’importante ambasceria romana in Cina. Mentre, molto tempo prima, si era parlato anche di forti gruppi di legionari di Licinio Crasso, ucciso nella battaglia di Carre, contro i Parti, del 53 a.C., che, all’idea del ritorno a Roma, avevano preferito avventurarsi sempre piu’ a nord, stabilendosi, infine, nella Cina sudoccidentale, fra il Tibet e il Turkestan. Rapporti, poi, proseguiti intensamente nel tempo, dai viaggi medioevali del francescano Giovanni da Pian del Carpine e di Marco Polo a quelli di proselitismo cristiano del gesuita Matteo Ricci, nel Rinascimento. Oggi, “Ciao Cina”, ricollegandosi idealmente a questi precedenti, pone l’accento sulla comunanza fra Italia e Cina - al di là di tante differenze - di valori di base come amore per la famiglia, rispetto per gli anziani, culto dei defunti, passione per l’arte e la musica. E cerca di valorizzarli per avvicinare le due realtà anzitutto attraverso l’arte. Non a caso, la città che il presidente dell’associazione, Qin Jun, ha scelto come sede dell’associazione è Napoli: dove del resto, aggiungiamo, da anni sono presenti anche molti operatori economici cinesi. Incontriamo il professor Qin Jun, docente universitario di Diritto, a Roma, al Centro commerciale e culturale “Caput Mundi”, nei pressi del Vaticano, durante un rapido giro di incontri con importanti realtà dell’Urbe.

 

Presidente, quali sono precisamente i fini di “Ciao Cina”, e quali iniziative organizza?

La nostra associazione si occupa di iniziative culturali nel vostro Paese, per diffondere la nostra cultura in Italia e promuovere, così, una maggior integrazione tra le nostre comunità qui e la vostra società. Nonché, indirettamente, una miglior conoscenza reciproca tra le comunità cinesi stesse. Tutto questo, organizzando convegni, mostre, concorsi, corsi di formazione professionale, e attività di scambio in campo artistico (pittura, disegno), musicale, teatrale, cinematografico, editoriale, turistico ed enogastronomico. Vorremmo incentivare l’osmosi tra i nostri due Paesi anche attraverso la pubblicizzazione di prodotti italiani sul mercato cinese, privilegiando aziende di piccola-media grandezza. Come associazione che offre anzitutto servizi, forniamo un servizio di accoglienza e assistenza alla comunità cinese, fungendo da “vettore” per quei nostri studenti che desiderano iniziare, o continuare, i loro percorsi formativi negli Atenei partenopei e, in prospettiva, di tutta l’Italia.

Com’è nata l’idea di porre a Napoli la sede dell’associazione?

Ogni città italiana medio-grande ospita da anni una comunità cinese, composta perlopiù da studenti, commercianti, ristoratori e artigiani. La prima comunità, per estensione, oggi è quella di Prato: dove, da tempo, molti operatori economici cinesi si son pienamente inseriti in quella che è da sempre la prima attività economica locale, l’industria tessile. A Napoli, che molti cinesi amano, la nostra è la seconda comunità dopo quella ucraina. Ma soprattutto, Campania e Cina si somigliano molto, per il calore della gente e la creatività, e per la grande passione della musica.

Con quali realtà di Napoli avete maggiori rapporti?

Anzitutto col Comune. Poi, con realtà importanti come il Museo archeologico nazionale e il Museo e Real Bosco di Capodimonte. Mentre l’Istituto universitario “L’Orientale” e l’Istituto “Confucio” (l’istituzione del Ministero cinese dell’Istruzione per la diffusione della lingua e della cultura cinese, creato, a Napoli, dall’Università partenopea “L’Orientale” insieme alla Shanghai International Studies University, ndr) lavorano per avvicinare le due culture.

Napoli, del resto, con l’eredità di personaggi come Giambattista Vico e Benedetto Croce, e la presenza del glorioso Istituto Italiano per gli Studi filosofici, è da sempre una delle capitali della filosofia italiana, anzi, europea...

Certo. Collaboriamo, inoltre, col Conservatorio di San Pietro a Majella (vogliamo diffondere la musica cinese, sia classica e operistica che buddhista) e l’Istituto “Pontano”, dove è decollato anche un corso della nostra lingua. Ma un altro dei nostri successi a Napoli è l’organizzazione del nostro Capodanno (l’inizio dell’anno per il calendario lunisolare cinese, i cui mesi iniziano con il novilunio, ndr).

Può parlarcene meglio?

Nelle varie edizioni del nostro Capodanno a Napoli abbiamo dato sempre spazio al canto e alla danza, cercando poi di coinvolgere anche il naturale talento dei bambini. E siamo sempre rimasti tutti sbalorditi delle loro capacità artistiche e della loro serietà nel portare a termine gli impegni presi con maestri e organizzatori. Lo stesso per l’altra nostra esperienza del “Coro Mulan” (dal nome della leggendaria figura della Cina antica, protagonista del film d’animazione Disney, ndr), che ha coinvolto non solo i bambini cinesi, ma anche quelli italiani e di altre comunità straniere a Napoli.

E vostri futuri progetti?

R. Sono diversi. Vorremmo confrontarci, e avviare comuni iniziative, con varie realtà della vostra società civile. Come, anzitutto, l’associazione “Tota Pulchra” (da anni attiva in arte e cultura e nella ricerca di nuovi talenti), col suo presidente, monsignor Jean-Marie Gervais, membro emerito del Capitolo Vaticano;  e un innovativo imprenditore italiano del settore alimentare (soprattutto dell’olio d’oliva), il pugliese Alessandro Russo, nostro amico e collaboratore. Mentre ringrazio vivamente, per lo spazio concessoci, il Centro “Caput Mundi” e, naturalmente, il mio infaticabile, stretto collaboratore, Michele Damiano.

 

di Fabrizio Federici

 

Tota Pulchra: Associazione per la promozione sociale

Sede Legale: via della Paglia 15 - Roma (RM)   —   C.F.: 97939900581

IBAN: IT11 B031 2403 2170 0000 0233 966   —   Codice BIC: BAFUITRRXXX

 

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