L’associazione di promozione delle Arti Tota Pulchra, nata a Roma nel 2016 per volere di Mons. Jean Marie Gervais, Prefetto Coadiutore del Capitolo Vaticano, ha come principale finalità statuaria quella di dare ospitalità e spazio agli artisti, specialmente ai più giovani e/o bisognosi, aiutandoli ad esprimere la propria arte e, al contempo, organizzando e promuovendo eventi (mostre, feste, esibizioni e concorsi) anche in collaborazione con altri enti, organismi ed associazioni di carattere nazionale ed internazionale che condividano gli stessi obiettivi. Non solo, altra funzione di rilievo dell’Associazione, che non ha scopo di lucro, è quella di perseguire fini di utilità sociale sostenendo e, al contempo, promuovendo lo sviluppo delle più svariate attività culturali comprese la conservazione e valorizzazione dei beni artistici, culturali. Infine, la Tota Pulchra ha sviluppato nel territorio una significativa esperienza nel settore delle politiche sociali.

 

La costituzione di un’associazione

L’associazione, con i più vari scopi (educativi, culturali, sociali e perfino religiosi) è essenzialmente un ente privato, uno strumento giuridico senza finalità di lucro che si regge sulle proprie risorse finanziarie. Essa si può costituire semplicemente tramite scrittura privata o atto pubblico tra due individui. Il diritto di associarsi è sancito dalla Costituzione italiana all’art. 18, che recita “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”, attraverso il quale il legislatore ha voluto riconoscere il ruolo dell’        associazionismo come espressione di impegno sociale e di autogoverno della società civile e valorizzarne la funzione di strumento per la partecipazione alla vita della comunità locale. La nostra legislazione ha disciplinato cinque differenti tipi di organizzazioni private che operano senza fini economici con finalità solidaristiche:

 

  • le associazioni di promozione sociale (Legge 383/2000),
  • le organizzazioni di volontariato (Legge 266/1991),
  • le organizzazioni non governative (Legge 49/1987),
  • le cooperative sociali ( Legge 381/1991),
  • le fondazioni ex bancarie (Legge 461/1998),
  • le Organizzazioni non lucrative di utilità (ONLUS decreto legislativo n. 460/97),
  • impresa sociale (Legge 118/2005)

 

sono tutti soggetti che rientrano nel cosiddetto Terzo Settore o Settore no-profit, poiché svolgono attività sociali in vari campi senza perseguire finalità di lucro.

Quasi tutte le associazioni nazionali, espressioni del territorio di appartenenza, hanno dei tratti comuni:

  • L'impegno per la soddisfazione di bisogni di servizi aventi valenza sociale sentiti in modo particolare tra le fasce deboli della popolazione, che non vengono erogati né dalle imprese tradizionali, "for profit" né dal Pubblico.
  • L'intento di tutelare i diritti di soggetti-cittadini "a rischio".
  • La volontà di offrire modalità di utilizzo del tempo libero ispirate a valori sociali e all'impegno etico.
  • L'opera di sensibilizzazione della comunità locale ai valori sociali.
  • La rinuncia all'utile, per cui il profitto maturato non può essere distribuito o solo entro una certa misura rigidamente individuata.

 

 

Le associazioni sono scuole di democrazia

Scrivono Tommaso Vitale e Roberto Biorcio che le associazioni sono «come una scuola di democrazia», nel senso che si fanno portavoce della disponibilità dei cittadini ad associarsi per impegnarsi in diverse forme di azione sociale. E’ innegabile che le associazioni, all’interno dei più svariati contesti e compartimenti della società civile, che dovrebbe reggersi sulle politiche del “Welfare State”, l’espressione più compiuta dello stato di diritto, favoriscono la diffusione della cultura democratica, dell’universalismo e della solidarietà sociale, rafforzando i legami fra persone e l’efficacia delle politiche pubbliche.

In dettaglio, c’è da constatare che il sistema politico italiano è stato caratterizzato negli ultimi trent’anni da una preoccupante carenza di cultura civica e da diseguaglianze strutturali che non hanno fatto altro che accrescere il conflitto sociale. Il risultato più eclatante è stata la formazione di populismi che, cavalcando le pseudo-teorie dell’antipolitica, il vero spauracchio che incuteva timore persino a pensatori universali come Socrate, Platone e Aristotele, che hanno caratterizzato in negativo i nascenti regimi politici democratici. Partecipare o, ancora meglio, essere attivi nell’associazionismo, significa rimarcare con fora la differenza fra il comportamento dei politici e la capacità di mobilitazione e l’impegno dei volontari. L’idea dell’associazione come scuola di democrazia è, in realtà, una idea del filosofo Tocqueville che, nell’opera Démocratie en Amérique, aveva messo in luce una serie di caratteristiche e di effetti dell’associazionismo che vengono considerati tuttora validi. L’autore, nello specifico, aveva intuito che le associazioni americane garantivano una fondamentale socializzazione prepolitica, diffondendo fra i partecipanti lo spirito della cooperazione, della solidarietà e dell’impegno civico. L’autore era solito affermare che: «il paese più democratico del mondo è anche quello in cui gli uomini hanno più perfezionato, e applicato più frequentemente, l’arte di perseguire in comune gli oggetti dei desideri comuni». Tocqueville, in estrema sintesi, ha messo in rilievo gli aspetti positivi di questi gruppi per il sistema politico.

 

I ruoli della associazioni nella società civile

Ogni associazione è influenzata dal contesto sociale e politico in cui si forma e agisce. Fondamentale, a tal proposito, sono le divisioni e le fratture che condizionano la vita politica e sociale. Ci sono situazioni specifiche che caratterizzano un determinato tessuto sociale, che è l’espressione compiuta della politica locale. Questo, però, è un discorso che meriterebbe una trattazione approfondita. Quindi, il   contesto esercita una forte influenza sulle attività e le funzioni che le associazioni possono svolgere. I ruoli svolti dalle associazioni e le motivazioni per la partecipazione possono essere poi molto diversi in relazione alle finalità, esplicite o implicite, per cui sono state costituite e alle forme in cui si organizzano e sviluppano le loro attività. Una ricerca sulle associazioni sociali, il loro funzionamento e i loro effetti, non dovrebbe ignorare le grandi differenze esistenti fra le diverse tipologie associative, distinte non solo secondo le funzioni svolte ma anche secondo le dimensioni e i livelli di istituzionalizzazione.

Le associazioni, e devo dire purtroppo, sono state studiate solo dal punto di vista macroscopico, ovvero guardando alle funzioni sistemiche svolte da questi gruppi sociali in campo economico e politico. Meno, quindi, si è guardato all’aspetto micro del fenomeno. Come mai? Forse perché si vuole cercare di rispondere a domande di carattere generale, senza soffermarsi sulle particolarità delle singole associazioni. Se cerchiamo di addentrarci in questo campo ci accorgeremo di quanto siano importanti per l’individuo la disponibilità di relazioni sociali basate su standard culturali (in particolare valori, criteri di giudizio) condivisi. È in questa condizione, infatti, che l’interazione sociale dispensa – in maniera pressoché automatica – sostegni al sé: perché l’agire di ego che segue i criteri interiorizzati a formare la sua identità è destinato a incontrare l’approvazione degli altri (mentre, se i criteri non sono condivisi, l’agire di ego guidato dai propri standard è probabile susciterà la disapprovazione di alter). Un’idea che è contenuta – in maniera talora esplicita, talora implicita – in diversi filoni della teoria sociale contemporanea. La caratteristica saliente delle associazioni della moderna società pluralista è quella di accrescere la capacità delle persone di trovare ambiti sociali «dove le loro specifiche capacità e talenti sono apprezzati», come scrive Warren.

Le associazioni sono saldamente coinvolte nelle esigenza della nostra realtà quotidiana, e sono in grado di diventare tramite tra chi può donare e le esigenze più sentite della nostra popolazione. L’associazionismo sociale e il volontariato sono espressione delle attività di partecipazione e solidarietà con finalità sociale, civile e culturale ispirate ai principi della partecipazione democratica che promuovono e valorizzano il contributo ideale e operativo di ogni aderente. Negli ultimi anni, contemporaneamente alla crisi dei partiti di massa, si è assistito ad un progressivo aumento delle associazioni attive in tutto il paese. Alcune nascono per promuovere i diritti delle persone e trovare alternative concrete al sistema economico e culturale. Si moltiplicano così le organizzazioni che si occupano di servizi sociali, ma anche di cultura, ambiente, difesa dei diritti, e che sviluppano attività di altra economia, all’interno della quale il comportamento degli operatori economici mette al centro dell’azione i diritti degli uomini e del territorio. Inoltre, grazie allo sviluppo di queste organizzazioni, moltissime persone hanno trovato un lavoro nelle “professioni del sociale”. Esperienze associative di aggregazione giovanile e di cooperazione sociale sono sorte, dunque, anche come fenomeni di resistenza e proposta tanto sul terreno politico (richiesta di autogoverno e di democrazia), quanto sul terreno della difesa del salario e dell’occupazione.

 

Discorso di Mons. Jean Marie Gervais in occasione dell'incontro “La Sicilia: da oggetto a soggetto di sviluppo” organizzato dal Lions Clubs International – Distretto 108Yb Sicilia.

 

 

 

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