Per gli artisti del nostro tempo perché attraverso le opere del loro ingegno aiutino tutti a scoprire la bellezza del creato. È questo il titolo dell’intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di agosto. Francesco, infatti, ripercorrendo quella via inaugurata in pieno Concilio Vaticano dal Beato Paolo VI e seguendo i passi sulla via pulchritudinis dei pontefici del secondo novecento fino a Benedetto XVI, si rivolge agli artisti ribadendo ancora una volta quella relazione stretta e necessaria esistente tra essi e la Chiesa cattolica. Il video dell’intenzione di preghiera sarà diffuso dalla Santa Sede nei primi giorni di agosto.

L’arte, come canale di evangelizzazione prediletto dai Papi della storia, è intesa da Papa Francesco come uno strumento di promozione sociale che abbattendo muri e frontiere si rivolge a tutti senza che nessuno venga escluso o emarginato dalla bellezza del messaggio che essa veicola. In questo la concezione artistica del pontefice argentino trova un proprio corrispettivo nella produzione artistica di Alejandro Marmo, artista argentino, autore dell’Arte in fabbrica: sua la paternità delle due opere che si trovano nei Giardini vaticani, benedette da Francesco nel 2014.

L’arte di Alejandro Marmo e, dunque, del Pontefice assume una dimensione tipicamente «sociale», legata alla cosiddetta «cultura dello scarto»; così le produzioni di Marmo nascono dalle «periferie del mondo», attraverso l’utilizzo dei rifiuti, peraltro malamente riciclati, e proprio questi ultimi sono stati utilizzati per realizzare il Cristo Operaio e la Vergine di Luján (Patrona dell’Argentina).

Come Bramante, Raffaello, Michelangelo e Bernini creavano assecondando le visioni dei rispettivi Papi, così Marmo, l’artista delle periferie di Buenos Aires, asseconda la visione artistica di Francesco e della “sua” Chiesa aperta sempre attenta agli ultimi. Non è un caso, inoltre, che lo stesso Papa abbia affermato che “seguire Cristo non è solo una cosa vera ma anche bella, capace di riempire la vita di gioia, perfino nelle difficoltà di tutti i giorni. In questo senso la bellezza rappresenta una via per incontrare il Signore”.

“E’ essenziale che il Papa dia voce agli artisti e alla beltà dell’arte. Sin dalla sua elezione il Santo Padre ha dato un posto di grande rilievo all’arte intesa come un ponte di promozione sociale che ricongiunga i popoli, e gli strati più lontani della società contemporanea”. Sono queste le riflessioni di monsignor Jean Marie Gervais, presidente e fondatore di “Tota Pulchra”, il quale aggiunge: “Per Papa Francesco Arte vuol dire unità e comunione e in questa semantica della bellezza non possiamo non rammentare i continui appelli alla collaborazione di Papa Paolo VI e Papa Benedetto XVI rivolti agli artisti di quest’epoca. ‘Noi abbiamo bisogno di voi’ disse il Beato Montini agli artisti riuniti nella Cappella Sistina il 7 maggio del 1964. Cinquant’anni più tardi, Joseph Ratzinger ha ripetuto quell’appello esortando loro all’amicizia con la Chiesa, al dialogo con i lontani e alla collaborazione con tutti i popoli”.

 

Alessandro Notarnicola

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