Ci sono persone, che non sono persone come tante, che hanno interamente dedicato la propria vita al prossimo, pur restando nell'anonimato e dimenticate da tutti e che sarebbe il caso di definire "EROI" per il semplice fatto che senza di loro, in questi difficili mesi di emergenza umana e sanitaria, non avremmo potuto nutrirci, non avremmo potuto curarci, non avremmo potuto accudire persone disabili e malate, non avremmo potuto vivere una c.d. "normalità".

Si chiamano AUTOTRASPORTATORI, siano essi autisti dipendenti e/o imprenditori titolari.

Sono anch'essi i VERI EROI di questa drammatica emergenza che ha azzerato le nostre certezze, riportando il nostro vivere quotidiano alla ricerca di risposte, alla riscoperta di valori e punti di riferimento dimenticati, alla rivalorizzazione della famiglia, degli amici e dei diritti umani.

Mentre il pensiero collettivo e quello del Mainstream era concentrato sugli eroi dei nosocomi e sui contatori che censivano le vittime del Covid-19, NESSUNO,ma proprio NESSUNO, ha rivolto il proprio pensiero e la propria gratitudine a uomini e donne che di notte, di giorno, al freddo e sotto un sole cocente, assicuravano ed ancora assicurano alle nostre famiglie, ai supermercati e agli operatori socio-sanitari i beni di prima necessità ed i generi salva-vita.

Si narra di padri di famiglia, come il Sig. FRANCO USAI di Sardara (VS), nell'oristanese, che non hanno fatto ritorno a casa per cinque lunghi mesi, poiché bloccato a Livorno, dovendosi sottoporre alla procedura della quarantena, soltanto apparentemente superata,una volta rientrato nell'Isola.

Ed ancora si citano Aziende, soprattutto nelle Isole Madri, Sicilia e Sardegna, come la SERRA SPEDIZIONI del Sig. MARIO SERRA di Sassari, che si è letteralmente visto congelare i viaggi, costringendo Azienda e dipendenti ad un arresto forzato dell'attività, con le conseguenze devastanti che mezzi pesanti fermi e dipendenti da gestire può comportare.

Molti altri, da Nord a Sud, dal Continente alle Isole, si trovano letteralmente sul lastrico,complice una burocrazia cavillosa ed un Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti che, nonostante le sollecitazioni dei diretti interessati e delle Associazioni di categoria, ha preferito cimentarsi nel "fai da te", ignorando l'esperienza consolidata  degli addetti ai lavori e le criticità note a tutti.

Sarebbe stato sufficiente sostare in una qualsiasi area di servizio della penisola, in piena emergenza Covid, per realizzare come molti lavoratori della categoria, persone, esseri umani con diritti e doveri, non automi, non potessero nemmeno provvedere, su tutto il territorio nazionale, alla propria igiene personale piuttosto che al consumo di un pasto caldo, dato che le rigide disposizioni dei vari DPCM emanati, vietavano l'apertura al pubblico dei punti di ristoro ubicati sulle autostrade nazionali e sulle principali arterie ad alto scorrimento, dopo le ore 18.00, orario pregiudizievole per i tanti autotrasportatori che a quell'ora, soprattutto in conseguenza dei rallentamenti occasionati dal Covid-19 presso fornitori e committenti, in quella fascia oraria erano e tuttora sono ancora in pieno orario di lavoro.

Ma come dire, fatta la legge, fatto l'inganno.

Il tema  della sensibilità e della cura con cui l'attuale classe dirigente politica affronta qualsiasi tematica le venga sottoposta è certamente un tema di rilevanza sociale, perché  è da qui che partono le risposte e la soddisfazione che conducono alla risoluzione delle problematiche che una società evoluta e civile dovrebbe essere in grado di gestire rapidamente e nel migliore dei modi.

La disomogeneità in cui sono frastagliati il nostro tessuto sociale e le stesse aree geografiche genera una mala geastio generale, contraddistinta da incompetenza e caos generale.

Sarebbe sufficiente retrocedere agli Anni Settanta, quando il nostro Paese faceva sfoggio delle più belle ed invidiate infrastrutture del mondo, invidiate da tutti, che hanno consentito all'Italia di rigenerarsi dopo una Guerra terribile che lasciava profonde cicatrici nell'animo delle persone che l'avevano vissuta e subita  in prima persona.

Attualmente, al contrario, quello spirito di solidarietà e di condivisione sembrano avere lasciato il passo allo sconforto, al menefreghismo, al qualunquismo e questa epidemia, che è in primo luogo un'epidemia di valori fondanti, prima che economica e sanitaria, sta ampiamente dimostrando come la chiusura verso l'altro e la scarsa attenzione ai disagi di persone che stanno perdendo la loro identità umana, per assumere sempre più quella di strumenti di lavoro, automi, da sfruttare al massimo per poi non curarsi più di loro quando non fossero più utili, stiano divenendo la regola imperante nel mondo del lavoro e nella società, sempre più disumanizzata e robotica.

Proprio la categoria degli autotrasportatori pare essere considerata dalle stesse Istituzioni una categoria di "serie Z", dimenticata anche dalla carta patinata dei giornali più gettonati.

Arrivano le grida di dolore e di sofferenza di alcuni di loro che hanno ancora la forza ed il coraggio di alzare la testa e contattare qualche redazione libera, ma è una piccola voce fuori dal coro, troppo piccola e flebile.

Come è il caso del Sig. ANTONINO MARCHESE, noto imprenditore siciliano del settore negli anni del boom economico, oggi autista dipendente, che da anni denuncia, attraverso un'Associazione dedicata, "Agorà 2-0 -Mobilitazione nel trasporto", lo sfacelo della Logistica e dell'Autotrasporto, la disumanizzazione dell'intero settore ed il totale disinteresse delle Istituzioni nei confronti di una categoria sempre più in balia di se stessa e dequalificata.

"E' da anni", spiega il Sig. MARCHESE, "che cerco di focalizzare l'attenzione sull'autista in quanto essere umano, persona con esigenze, ma soprattutto con diritti e dignità. Ed è da anni che, con istanze portate anche sui tavoli europei, in Commissione Trasporti a Bruxelles, il quadro nazionale resta invariato, con Aziende costrette a chiudere i battenti ed autisti professionali che operano in condizioni di lavoro disumane, senza alcuna tutela. A ciò si aggiungono le nostre Infrastrutture, non manutenute e non potenziate proporzionalmente ai volumi di traffico, nonostante pedaggi autostradali onerosissimi e servizi assenti."

Il grido di dolore del Sig. MARCHESE è il medesimo di tutti coloro che hanno intrapreso l'attività di autotrasportatore per pura passione, il più delle volte tramandata da padri e nonni, quando ancora erano sui banchi di scuola.

E' la passione il cuore pulsante di questo Paese ferito. Sono la storia e le nostre radici che devono poter accendere la fiamma della speranza, perché un Paese senza storia e senza solide radici è destinato a soccombere.

I nostri politici e le nostre Istituzioni non possono e non devono dimenticare che anche gli interventi infrastrutturali sono necessari a garantire il benessere e la tenuta dell'intero assetto economico.

E non si può pensare di congelare un intero Paese ed un intero assetto economico usando come pretesto un'emergenza sanitaria di cui si conoscono molto poco gli aspetti e che certamente non corrisponde alle narrazioni del Mainstream.

E' criminale paralizzare l'intera attività produttiva di un Paese con regioni come la Liguria, strategiche ed economicamente di primaria valenza, bloccata dai fatti del Morandi dove, per percorrere pochi chilometri, possono occorrere anche ore e dove quotidianamente 30.000 mezzi pesanti rimangono bloccati a causa del traffico congestionato, perché non sono stati creati percorsi alternativi, dopo la tragedia.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a gestione Paola De Micheli, escludendo dalla lista delle attività essenziali imprese produttrici che ora rischiano il collasso, non ha tenuto conto che molte delle imprese escluse da tale lista sono impossibilitate a ricevere merci nei loro magazzini, rendendo impossibile la vuotatura dei container e determinando la mancanza di container vuoti che consentirebbero la spedizione delle proprie merci verso mercati esteri alle imprese essenziali, generando flussi di cassa.

Scarsa attenzione è stata altresì prestata dal Governo centrale in materia di allungamento dei tempi di carico e scarico delle merci e, mentre a tale proposito, il Ministero dei Trasporti del Regno del Belgio e del Governo spagnolo hanno introdotto una deroga temporanea, conformemente all'articolo 14, paragrafo 2, del regolamento 561/2006, in materia di tempi di guida e di riposo, in Italia pare tutto sia affidato al caso e alla tolleranza di lavoratori ed operatori del settore.

Le stesse misure adottate con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'11 marzo 2020 in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 hanno fortemente paralizzato aree geografiche, già precedentemente in sofferenza, come la Sicilia e la Sardegna, già isolate per la loro morfologia e che ora si trovano ad affrontare da sole l'incremento della disoccupazione.

Con Nota Nr. 2740 del 13 marzo 2020, la Regione Sardegna aveva richiesto la sospensione di tutto il traffico passeggeri da e verso l'Isola, mantenendo operativo esclusivamente il traffico merci non accompagnate, motivandola con una banale affermazione di questo tipo ".....(omissis) ciò al fine di contenere la diffusione del contagio anche in relazione alla difficoltà delle strutture sanitarie di far fronte ad una propagazione esponenziale del Covid-19, a causa dell'insufficiente numero dei posti letto attivabili nei reparti dedicati e al sottodimensionamento del personale medico e specialistico specializzato."

In realtà tali decisioni, adottate dopo che nella prima fase emergenziale intere comunità di proprietari di seconde case provenienti da altre Regioni, taluni già infetti, senza alcun controllo, avevano già raggiunto Isole e Sud Italia, paiono del tutto fuori luogo e si è assistito ad una generalizzazione, mentre si sarebbe dovuto optare per una trattazione territoriale e personalizzata delle singole situazioni.

Al contrario, il Protocollo"Milano-Bergamo" è stato adottato incondizionatamente anche in Regioni e Comuni del Sud e delle Isole dove non vi erano nemmeno casi di positivi, il tutto sotto l'egida del profitto personale e del "Dio denaro", mentre interi comparti produttivi cadevano nel baratro, come quello della Logistica e dell'Autotrasporto.

Basti percorrere le arterie stradali abituate a flussi di traffico commerciale importanti per realizzare che la normalità è molto lontana e che probabilmente occorrerà resettare tutto e ripartire da zero.

Per farlo, occorrerà creare una classe dirigente nuova, sia politica che a livello istituzionale perché questo Paese, come una fenice risorta dalle ceneri, può essere curato esclusivamente con un'iniezione di ETICA, MERITOCRAZIA e VALORI.

Non dimentichiamo quello che ci hanno tramandato i nostri nonni ed i nostri padri, gli stessi che sono stati lasciati morire in totale solitudine nelle RSA e nei nosocomi, dimenticati da tutti, con l'inaccettabile epilogo di una cremazione selvaggia tout court che trova la sua unica ragione d'essere nell'occultamento di prove documentali strategiche, qualora i congiunti avessero ripensato di sottoporre le salme ad esami autoptici,

Stiamo assistendo alla DISUMANIZZAZIONE dell'intero tessuto sociale e alla riduzione in schiavitù di intere categorie sociali, sia nel mondo professionale che nel contesto sociale, e questa è la peggiore epidemia dell'intera Storia dell'Umanità.

Molti vi assistono inermi. Altri l'accettano consapevolmente. Altri ancora vi si allineano sposandone i "nuovi" dogmi.

Per quelli che, al contrario, hanno deciso di opporvisi, difendendo il sacrosanto DIRITTO AD UNA VITA DIGNITOSA fondata su valori cristiani e sulla solidarietà, non potrà che essere una vera e propria guerra contro un Sistema centralizzato che non lascia spazio al pensiero, alla riflessione, alla preghiera.

Ed è in questo contesto caotico, difforme e orwelliano che la categoria degli autotrasportatori, "angeli dell'asfalto", impegnati in prima linea per assicurare ad un'intera comunità beni e servizi, a discapito dei propri diritti, che deve andare il pensiero di chiunque incroci un camion all'alba o legga sulle pagine dei giornal di un padre di famiglia, come l'autotrasportatore toscano MARCO CIACCI, che ha salvato una vita umana o ha fatto il possibile, compiendo il proprio dovere, per salvarla, come accaduto appunto al campione ALEX ZANARDI qualche settimana fa.

Nessuno ne parla di questi "eroi silenziosi", che spesso mettono a repentaglio la propria vita per salvare quella altrui, come ANGELO MORINI che, all'età di 28 anni, nell'agosto 1999, al fine di soccorrere giovani bergamaschi che avevano causato un precedente sinistro stradale, donava la propria vita al servizio di queste persone, scendendo dal proprio autoarticolato e morendo tragicamente insieme ad altre tre persone in una torrida estate d'agosto sulle corsie dell'Autostrada del Sole.

Di questi EROI e di tutti i lavoratori che, pur di garantire alle proprie famiglie e al prossimo, sostentamento e benessere, non se ne parla mai.

Si preferisce parlare di divi, calciatori e personaggi famosi vari, concentrando l'attenzione su ciò che non esiste, sull'insussistenza.

Gli "Ultimi", invece, che sono quelli che realmente contribuiscono a rendere solida una Nazione, di quelli non si parla mai, perché non fanno notizia, perché non sono mediatici, perché nessuno deve sapere che esistono tanta sofferenza e tanto disagio in questa società devota al NULLA.

 

Tania Andreoli

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