Dopo Leonardo da Vinci nel 2019, in questo 2020 ricorre l’anniversario della morte di un altro "mostro sacro" del Rinascimento e di tutta la cultura italiana: Raffaello Sanzio (1483-1520).  L’urbinate che, raccogliendo e reinterpretando la lezione dell’arte classica (con le sue categorie di coincidenza degli opposti, di vitruviani "euritmia”, “decor”, ecc..), seppe rivoluzionare la pittura all’insegna di una “Pittura fotografica” dalla precisione estrema (vedi, ad esempio, i suoi ritratti di pontefici, o il particolare dei cortigiani seduti, nell'affresco di una delle celebri stanze da lui affrescate in Vaticano) e di uno spiccatissimo senso del colore. Influendo potentemente su tanti altri maestri cinque-seicenteschi, da Giulio Romano a Poussin, agli spagnoli Pedro Berruguete e Diego Velazquez, e persino su artisti otto-novecenteschi come Delacroix, Ingres, Manet e lo stesso Salvador Dalì. Alle iniziative culturali per l'anniversario raffaellesco, "Tota Pulchra", come già fatto l’anno scorso per quelle in memoria di Leonardo, sta dedicando la giusta attenzione.   

La mostra “Raffaello 1520- 1483”,  impostata, in modo originale, secondo una cronologia all’indietro (dalla morte dell’artista, a soli 37 anni, nel 1520, alle sue prime radici urbinati), inaugurata il 5 marzo e poi frettolosamente chiusa causa il Covid-19, ha riaperto al pubblico e durerà, alle Scuderie del Quirinale, sino al 30 agosto ( orari dal lunedì alla Domenica, 9- 22, ultimo ingresso alle 20,30;  la prenotazione è obbligatoria, sul sito delle Scuderie del Quirinale, www.scuderiequirinale.it, o chiamando il call center al numero 02/92897722 oppure presso tutti i punti vendita  aperti al pubblico di "Vivaticket"; entrata, con le usuali precauzioni sanitarie).

Con 100 opere (tra pitture e disegni), in gran parte dagli Uffizi, e da altri prestigiosi musei di tutto il mondo, la mostra rappresenta l'apice delle celebrazioni mondiali per i 500 anni della morte dell’artista, momento essenziale del programma del Comitato Nazionale istituito, a suo tempo, dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, e presieduto da Antonio Paolucci, già Sovrintendente al Polo Museale Fiorentino e Direttore dei Musei Vaticani.

Tra le iniziative editoriali per l’anniversario, inoltre, significativo è il volume di autori vari "Raffaello- Gli occhi, le mani, i versi, lo sguardo" (Pellegrini Editore), frutto di una collaborazione tra la casa editrice, il "Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi" (l'intellettuale di destra controcorrente scomparso nel '99, fondatore del Sindacato Libero Scrittori Italiani) e il MIBACT. Il testo, a cura del critico Pierfranco Bruni, che è uscito ora in edizione ebook e vedrà successivamente la versione cartacea, con contributi di studiosi di tutto il mondo, si sofferma sui temi più vari. Come il confronto tra Raffaello e Leonardo, e le opere dell’urbinate e della sua scuola nella cinquecentesca Villa della Farnesina a Trastevere. 

Neria De Giovanni, Presidente dell' Associazione Internazionale dei Critici Letterari, analizza il linguaggio del sonetto come modello intrigante amoroso nelle metafore linguistiche: pochi sanno infatti, che il Sanzio, come il Buonarroti,  scrisse anche poesie, su  temi soprattutto amorosi (5, i sonetti accertati di suo pugno, ritrovati sui cartoni preparatori de "La disputa del Sacramento", affresco tra i più noti delle Stanze di Raffaello in Vaticano, realizzato nel 1509). Mentre Pierfranco Bruni, archeologo direttore al MIBACT, racconta dettagliatamente la vita dell’urbinate, basandosi anche sulla celebre biografia del Vasari.

Artista d'ispirazione profondamente cristiana (pensiamo ad opere come la "Trasfigurazione" di Cristo, suo ultimo dipinto, la "Deposizione" alla Galleria Borghese, probabilmente tenuta presente, in seguito, anche dall' "anti-Raffaello  - e "anti-Buonarroti" - Caravaggio, per il suo quadro di analogo soggetto, "la "Madonna del cardellino"), Raffaello, come del resto  altri grandi del Rinascimento nel complessivo quadro della cultura dell'epoca, ebbe anche, nella sua opera, una consistente dimensione onirica, neoplatonica, esoterica . Ma questo, come già Piero della Francesca, Botticelli, e gli stessi Leonardo e Michelangelo: per tante grandi figure rinascimentali, infatti (così come, in seguito, Giordano Bruno, Caravaggio ed altri), l'adesione alla cultura, soprattutto alla filosofia, quattro-cinquecentesca, che aveva, appunto, un’impronta soprattutto neoplatonica, non significava opposizione al cristianesimo. Ma - come teorizzato specialmente da Niccolò Cusano, dal Ficino, dal Poliziano, aldilà di alcune loro "scivolate" nella magia - soprattutto il tentativo sincero di conciliare il cristianesimo coi lati migliori del pensiero antico, alla ricerca di un cristianesimo esoterico, da ricerca del Graal. Senza entrare in antitesi coi fautori - come Erasmo da Rotterdam - di un pieno umanesimo cristiano.

 

Fabrizio Federici

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